Non poteva fare ne il commissario ne il presidente!!

N. 10101/2013 REG.PROV.COLL.
N. 06711/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Terza Ter)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 6711 del 2012, proposto da:
Basso Luca (Presidente Federazione Italiana Volo Libero – Fivl), rappresentato e difeso dagli avv. Vincenzo Caputi Iambrenghi, Luca Basso, con domicilio eletto presso Vincenzo Caputi Iambrenghi in Roma,Via Vincenzo Picardi, 4/B; Peracchi Adolfo (Presidente Federazione Italiana Aeromodellismo), Notari Alberto (Presidente Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo), Folchini Alberto (Presidente Federazione Italiana Costruttori di Aeromobili Amatoriali e Storici), Casalino Giuseppe (Presidente Federazione Italiana Volo Ultraleggero – Fivu), rappresentati e difesi dagli avv. Luca Basso, Vincenzo Caputi Iambrenghi, con domicilio eletto presso Vincenzo Caputi Iambrenghi in Roma Via Vincenzo Picardi, 4/B;
contro
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Interno, Ministero della Difesa, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio in Roma, Via dei Portoghesi, 12; Aero Club D’Italia, in Persona del Commissario Straordinario;
e con l’intervento di
ad opponendum:
Leoni Giuseppe, rappresentato e difeso dall’avv. Mario Sanino, con domicilio eletto presso Studio Legale Sanino in Roma, Viale Parioli, 180;
per l’annullamento
decreto interministeriale n. 262 del 20.07.2012 di conferma della nomina del Sen. Giuseppe Leoni a Commissario straordinario dell’ Aero Club d’Italia

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Ministero dell’Interno e di Ministero della Difesa, nonché l’atto di intervento ad opponendum del sen. Giuseppe Leoni;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2012 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1.- Con il ricorso in epigrafe indicato le Federazioni sportive aeronautiche hanno impugnato il decreto interministeriale n. 262 del 20 luglio 2012 del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (adottato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro dell’Interno e il Ministro della Difesa) con il quale il sen. Giuseppe Leoni è stato confermato nell’incarico di Commissario straordinario dell’Aero Club d’Italia (“fino alla data di insediamento degli organi ordinari dell’Ente e comunque per un periodo non superiore a 60 giorni dal 18 luglio 2012”) deducendone l’illegittimità per violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, articolati in due distinti motivi.
Si sono costituiti in giudizio i Ministeri intimati, ed è intervenuto ad opponendum il sen. Giuseppe Leoni, che hanno eccepito la inammissibilità ed improcedibilità del ricorso, deducendone nel merito la infondatezza, concludendo per la reiezione.
2.- Il ricorso è improcedibile.
Osserva il Collegio che – in disparte i complessi e controversi antecedenti fattuali, puntualmente riportati dalle parti ricorrenti e non contestati – è necessario considerare che le censure avanzate per l’annullamento del decreto interministeriale n. 262 del 20 luglio 2012, con il quale è stata disposta la ulteriore proroga della nomina dell’attuale interveniente ad opponendum alla carica di Commissario straordinario dell’Aereo club d’Italia sino al 16 settembre 2012, sono state superate dalla successiva normativa, al riguardo intervenuta che, nell’art. 7, comma 26-bis, introdotto nella legge di conversione del d.l. 95/2012, ha statuito la reiterata proroga, dell’ufficio attualmente ricoperto dal sen. Leoni,, sino alla data di insediamento degli organi ordinari dell’Ente in questione e, comunque, per un periodo non superiore ad un anno dalla entrata in vigore della legge di conversione ( L. 7 agosto 2012, n. 135).
Ebbene, contrariamente a quanto sostengono le parti ricorrenti, la proroga riguarda e si riferisce, non già alla mera proroga dell’Ufficio, ma attiene, come si evince dalla lettera della norma sopra riportata, all’incarico già affidato ed esattamente individuato all’attuale interveniente ad opponendum.
Tale evenienza, pertanto, rende improcedibile il presente ricorso, proprio perché il provvedimento cui sono state rivolte le originarie censure di illegittimità, ha perso, con l’introduzione della norma primaria citata, ogni valenza giuridica.
In altre parole la novella inserita in occasione della conversione del d.l. citato ha superato e sostituito il decreto interministeriale censurato, che, così, risulta privo di ogni attuale efficacia.
Né il Collegio condivide la tesi, prospettata in udienza dalla parte ricorrente, circa i vizi della norma appena citata rispetto ai canoni costituzionali, con particolare riferimento allo sviamento del testo, così introdotto, alla originaria funzione programmatica della norma in argomento.
Invero, la rubrica del d.l. citato, convertito nella L.135/2012, recita : “disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, così che le disposizioni introdotte nell’art. 7, comma 26-bis della L. citata, non palesano alcuna originaria distorsione funzionale dall’oggetto ed al suo orientamento finalistico, rappresentando, le scelte avanzate dal legislatore, la conseguente elezione di una chiara scelta politica, estranea, in quanto tale, a qualsiasi scrutinio giurisdizionale.
Né la norma citata si pone in evidente contrasto con altre disposizioni costituzionali, proprio perché i dubbi ed i rilievi avanzati dalle parti ricorrenti, direttamente al merito ed al contenuto della norma, risultano inconferenti rispetto al concreto momento applicativo che, si ripete, non si pone in evidente contrasto con altri e diversi principi costituzionali, cui il giudizio di legittimità costituzionale deve prioritariamente ed astrattamente configurare, atteso che ormai risultano perfettamente legittime la c.d. “leggi personali”, se non contrastanti, per altri motivi, con i principi espressi dalla Carta.
3.- Nondimeno ritiene il Collegio che la vicenda sottoposta al vaglio di legittimità meriti una più ampia e puntuale verifica ai soli fini della imputazione delle spese di lite.
Consta dagli atti che il ricorso è stato notificato entro i termini decadenziali previsti, quindi prima della entrata in vigore della norma primaria sopra ricordata (introdotta dalla legge di conversione 7 agosto 2012, n. 135, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14 agosto 2012, n. 189, S.O.).
Ebbene le censure ivi proposte, in particolare quella inerente alla incompatibilità del sen. Leoni a mente dell’art. 1 della L. 15 febbraio 1953, n. 60 erano ammissibili e fondate.
Osserva il Collegio che la lettera della norma citata non può essere piegata alle diverse ed interessate interpretazioni, proprio perché la volontà del legislatore era ed è quella di impedire il cumulo, da parte dei membri del Parlamento, di uffici ed incarichi, come quello in questa sede contestato, acquisiti per designazione o nomina governativa.
Le previste eccezioni per gli incarichi, in senso ampio culturale ovvero su indicazione delle organizzazioni di categoria o per legge previste dalla norma citata, non attengono alla presente vicenda, atteso che la natura dell’Ente in questione si deve ricavare in via esclusiva e prioritaria dalla vigente disciplina statutaria che, allo stato è ancora quella approvata nel 2004, che, in quanto tale, esclude in modo chiaro e categorico, che l’Aereo club d’Italia sia un istituto di cultura, ovvero ad esso assimilabile.
4.- Alla luce delle indicate motivazioni le spese di lite devono essere imputate ai Ministeri resistenti ed all’interveniente ad opponendum e si liquidano nel dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse.
Condanna i Ministeri resistenti e l’interveniente ad opponendum, al pagamento delle spese di lite che liquida, rispettivamente in euro 3.000,00 ( tremila) per ciascuna delle suddette parti,, e quindi in un ammontare complessivo di euro 6.000,00 (seimila), oltre IVA e CPA, nonché, alla restituzione, come per legge, del contributo unificato versato dai ricorrenti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l’intervento dei magistrati:
Giuseppe Daniele, Presidente
Donatella Scala, Consigliere
Roberto Vitanza, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 27/11/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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