Il male oscuro (e contagioso) dell’AeC Milano

Bresso è in ginocchio, gli aeroclub lombardi sono nella tempesta. Qualcuno ha interesse a mettere le mani sui piccoli aeroporti. Ma perché? Ci sono in gioco milioni di euro, quelli di VertiPass e della Comunità Europea…

di Fabio Cormio

“Una società di gestione”, ci rispondevano fino a una settimana fa i soci storici dell’Aero Club Milano quando gli chiedevamo quali fossero le mire di chi – secondo loro – vuole far fallire Bresso.

Una società di gestione, d’accordo. Ma gestione di cosa? In fondo, come ha sottolineato Andrea Corte, oggi Commissario Straordinario del Club e a detta di tutti “eminenza grigia” di questa intricata vicenda, gestire Bresso è poco conveniente. Per raggiungere quanto meno il pareggio, l’aeroporto dovrebbe movimentare annualmente un numero di passeggeri di molto superiore alle più rosee speranze e la pista è troppo corta per i jet. E allora – ci chiediamo su Volare di luglio in uscita in questi giorni – perché tutto questo accanimento, questo abbarbicarsi alle poltrone e queste reazioni suicide (ci riferiamo al rifiuto del presidente Battistello di mostrare alla Guardia di Finanza le regolari ricevute, con la conseguente salatissima multa) che, a guardarle con malizia, hanno il sapore di una  macchinazione ben orchestrata con lo scopo ultimo di far fallire l’Aero Club?

Perché è stato steso un tappeto rosso al Family Day a Bresso (con 72 giorni di chiusura dell’impianto nel pieno della stagione e nessun indennizzo), perché non si è fatto nulla per riaprire la scuola (almeno a Valbrembo, in attesa del ritorno a Bresso previsto per i prossimi giorni), principale fonte di reddito del Club? Possibile che gli attori di questa storia, personaggi ricchi e influenti, avessero come unico scopo quello di “impadronirsi” di un club, per quanto storico e importante esso sia?

No, non era possibile. Infatti i connotati della vicenda cambiano di molto alla luce dei nuovi sviluppi che trasformano quella che sembrava una piccola lotta per un piccolo potere in un’astuta manovra per una imponente operazione. La storia parla di elicotteri, di convertiplani e dell’esigenza di togliersi di torno l’ingombrante presenza di alcuni aeroclub.

Ma andiamo con ordine: l’Unione Europea ha stanziato (per il periodo 2007-2013), attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, finanziamenti ingenti per progetti di mobilità aerea locale. Contemporaneamente, è in dirittura d’arrivo l’ambizioso progetto VertiPass ideato dalla AgustaWestland (e sponsorizzato dalla Regione Lombardia in vista di Expo 2015): una rete di “navette del cielo” che collegheranno il centro di Milano e i suoi maggiori aeroporti alle principali città del Nord Italia. Si parla, tanto per fare qualche esempio, di 18 minuti per raggiungere Malpensa da Linate e meno di mezz’ora per arrivarci da Cremona, il tutto a prezzi competitivi con quelli dei taxi: una vera rivoluzione che anche noi guardiamo con favore perché potrebbe portare posti di lavoro e prestigio al nostro ambiente.

Per movimentare elicotteri e convertiplani c’è bisogno di società che gestiscano il tutto, di scali e di basi logistiche, di appoggi politici. Occorrono autorizzazioni dall’ENAC, occorre che l’Aero Club d’Italia non “si metta di traverso” difendendo gli interessi dei club locali, occorre l’appoggio della Regione Lombardia. E qui Bresso torna al centro della scena, col Commissario Straordinario Corte che siede nel cda dell’ENAC e che è amico e legale del senatore Leoni, in quota Lega oltre che commissario dell’AeCI. Incredibile a dirsi, Bresso è la capitale mondiale delle combinazioni fortunate… almeno per chi vuole che l’Aero Club Milano fallisca.

Inoltre, vista la sua posizione, l’aeroporto milanese sarebbe probabilmente chiamato a svolgere un ruolo chiave per il rimessaggio e la manutenzione degli elicotteri.

Ma non solo Bresso, anche molti aeroporti periferici, come Mantova, Montichiari, Voghera e Cremona che, a questo punto, potrebbero assumere un interesse economico di primo piano. Proprio a Cremona, la gestione dell’aeroporto del Migliaro (affidata all’aeroclub locale) potrebbe – guarda caso – presto passare di mano: la Provincia non ha rinnovato all’Aero Club il contratto d’affitto (fino a oggi di 18.000 euro, ma i soci sarebbero disposti anche a pagarne il doppio), per cui è estremamente probabile che, al termine del prossimo trimestre, qualcun altro metterà le mani sull’aeroporto. Chi? Finora, come risulta dal verbale della giunta provinciale del 22 giugno scorso, la proposta è stata una sola ed è arrivata dalla società milanese IFA, tramite il signor Marco Lorenzi. Da una visura camerale risulta che la IFA, sigla di Italian Flight Academy (è già registrato il dominio ifacademy.it ma il sito è ancora privo di contenuti), è una srl appena costituita che annovera tra i soci, oltre a Lorenzi, Matheus Moeller e Federico Vescarelli: tutti nomi noti a Bresso e – ci riferiscono alcuni soci dell’Aero Club Milano – legati strettamente al Commissario Straordinario, tanto che Corte, appena dopo la nomina, ha immediatamente conferito a Lorenzi il ruolo di coadiutore per l’officina e supervisore per la FTO, a Vescarelli il ruolo di coadiutore con incarico ai servizi generali e alla dottoressa Palmieri, moglie di Moeller, quello di coadiutrice per la scuola.

Ma questi signori che dovrebbero risollevare Bresso, evitarne il definitivo tracollo, sono gli stessi che stanno costituendo una scuola di volo privata e che, per questo motivo, trarrebbero un vantaggio diretto dalla chiusura dell’Aero Club Milano, al quale (ma sono solo nostre ipotesi) potrebbero in seguito subentrare e dal quale potrebbero eventualmente acquistare a buon mercato aeroplani nel caso di un’asta fallimentare. E allora, crediamo, dovrebbero chiarire la propria posizione, visto che il conflitto d’interessi è palese.

Il momento è decisivo per le sorti di tanti aeroporti locali e di tanti aeroclub: di Bresso e Cremona si è detto, Mantova ha chiuso i battenti da tempo e a Voghera l’attività è stata interrotta alcuni giorni fa per la presenza di un albero (è forse comparso da un giorno all’altro?) sul prolungamento della pista.

I privati (le scuole di volo ma soprattutto chi aspira alla gestione di aree già attrezzate e preziosissime in ottica VertiPass) hanno più che mai interesse a subentrare.

I fondi della Comunità Europea servono quindi a questo, a far fallire gli aero club? Sono un bottino da spartire? Tutti gli elementi che abbiamo in mano – e sono ormai molti – ci inducono a pensare male. Vogliamo sperare di avere preso un grosso abbaglio e confidiamo che Vito Riggio, Presidente dell’Enac, e il Senatore Giuseppe Leoni, ci spieghino come stanno davvero le cose.

Info newaeci
appassionati di volo

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