Su Volare di giugno…uno strano medioevo di Leoni di carta

Nel numero scorso l’avevamo detto, che Leoni ci avrebbe provato a riproporre pari pari lo statuto AeCI da lui “migliorato”, che il 22 marzo – su denuncia delle federazioni – era stato rimandato al mittente dal Consiglio di Stato. Magari sperava, dài e dài, di beccare un momento di distrazione, o di esasperazione. La nostra non era una battuta, ma quasi. Invece l’ha fatto davvero. Il Consiglio, nel primo parere, aveva motivato: Leoni faccia il commissario e non l’allenatore della nazionale, non riscriva tutto a suo comodo ma si limiti alle sue prerogative e a ciò che gli è richiesto. Cioè, allineare il documento alla legge Brunetta: restringere il numero dei consiglieri da dieci a cinque. Un lavoro da una riga, un paio di giorni, metti una settimana se proprio devi togliere molti refusi. In realtà, quello che è successo è peggio: la tentata leonizzazione di uno dei ministeri che hanno funzione di controllo sull’AeCI, quello dei Trasporti. Bocciato tre volte dal Consiglio
di Stato: niente da fare, non se ne va Infatti lo statuto bocciato la prima volta non solo è stato nuovamente inviato al Consiglio senza una virgola modificata, ma è stato addirittura accompagnato da una relazione, scritta dalla penna di uno dei vice capo di gabinetto di Corrado Passera, che sostiene la congruità del lavoro fatto dal commissario, evidentemente affinché fosse il giudizio dei consiglieri a essere rivisto, e non lo statuto. I consiglieri però non si sono distratti e hanno articolato un nuovo e definitivo parere: cara amministrazione, ti abbiamo già detto che così come ce lo avete presentato lo statuto è illegittimo, adesso per favore rifate tutto da capo. Per arrivare a questo risultato, cioè nessun risultato, ci sono voluti sedici – costosi – mesi, e anche il nuovo governo, che pure sventola la bandiera della sobrietà, deve essere stato infettato dal leonismo, dal momento che non ha neppure provato a interrompere questa ubriacatura di vessazioni, reazioni, interpellanze, ricorsi, azioni legali, furbizie al cavillo, scambi di accuse e perfino minacce; anzi, ha fatto il contrario.

La sentenza dell’organo dello Stato (non del governo) che vigila sulla legittimità dei provvedimenti, unico baluardo che ci è rimasto e che fortunatamente si è dimostrato invalicabile, ha però decretato con atto ufficiale la fine del leonismo. Infatti, nell’ultimo, da tutti vanamente contestato, decreto di rinnovo trimestrale al commissario Leoni (firmato il 17 aprile) nonché nella risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda all’istanza presentata dal deputato di Fli Enzo Raisi nel “question time” del 27 aprile, viene ribadito che l’obiettivo della proroga è consentire al commissario di fare il suo unico dovere richiesto, cioè correggere lo statuto e poi indire le elezioni. Ma proprio su questo Leoni è stato bocciato per tre volte dal Consiglio di Stato: due sullo statuto nello specifico, e una terza (il 17 maggio) in seguito al ricorso di un pilota che aveva ricevuto un provvedimento disciplinare, irrogato però un anno dopo la decadenza del Consiglio Federale di AeCI: in pratica, Leoni, in assenza di governo dell’Aero Club, ha fatto finta di niente e ha continuato a fare il bello e il cattivo tempo, fino a esondare “naturalmente” nel commissariamento. Il Consiglio di Stato ha quindi dichiarato nulle tutte le attività, le ordinanze e le decisioni prese in quel periodo. Sarà interessante andare a indagare su che cosa è accaduto durante quello strano medioevo, tra il 13 dicembre 2009 e il 17 dicembre 2010…

Ora, di fronte a un fallimento così plateale, due sono le possibili conseguenze: la più corretta e “sobria” è che Leoni si dimetta, la seconda, abbastanza “sobria” anche questa, è che venga dimesso d’autorità da uno dei ministri che ne hanno firmato la nomina, e ne hanno tuttora il controllo. Restituendo la possibilità, finalmente, di ricominciare tutto daccapo, con una certa fretta, possibilmente con personaggi più credibili e un po’ di nitore. Al 25 maggio, giorno in cui stiamo scrivendo queste note, nulla ancora è successo. Ma, a ben pensarci, è davvero difficile farsi sentire dal sobrio governo Monti, per non parlare del ministro Passera: sono così affaccendati a sarchiare, da dimenticarsi di tirar su la testa sugli accadimenti del Paese reale. L’aviazione, certo, è un settore difficile, ma per loro, a quanto pare, è anche più ostico: vi ricordate i pasticci della nuova tassazione sugli aeroplani, la retorica del lusso che ha fatto strame di gente che di lusso non ne ha, la trovata dell’onorevole Proietti Cosimi con quel devastante balzello autolesionista sugli aerei con marche straniere, e i conti sui ricavi previsti tutti sbagliati…?

L’emendamento con cui, con enorme fatica, il governo ha parzialmente rimediato, non è scaturito da improvvisa saggezza, ma dalla reazione di piloti, associazioni, imprenditori, e anche giornali. Raccogliendo i malumori di tutti e le proteste internazionali, nei giorni in cui Volare sulle sue pagine stava promuovendo la rivolta, la nostra casa editrice si è fatta veicolo e consulente per una serie di ricorsi, contro quelle misure antieuropee e anticostituzionali, intentati da alcuni aero club italiani e alcuni stranieri, in particolare francesi, nonché delle stesse Aopa Germania e Gran Bretagna. Ci è stato riferito che questa sollevazione internazionale abbia contribuito a attirare l’attenzione dei nostri legislatori e a indurli a rivedere le loro posizioni, accompagnandoli su una strada di maggior buon senso che ha poi portato agli emendamenti.
Ma che fatica.

articolo di Giuseppe Braga

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