E’ ora di cambiare

È ora di cambiare

            Intervengo volentieri sul tema (anzi sul problema) dell’arch. Giuseppe Leoni, plurinominato al vertice dell’AeroClub d’Italia in condizioni e da governi diversi, ma sempre con un alto grado di illegittimità.

La sua nomina a presidente dell’AeCI era scaduta il 1 novembre 2009, ma senza pudore è stata di fatto protratta per circa un anno fino alla sua trasformazione in commissariamento straordinario.

Che ha fatto il senatore Leoni nel corso dell’anno 1 novembre 2009 – 17 dicembre 2010, data nella quale il presidente del Consiglio dei ministri lo ha nominato Commissario straordinario? Ha violato sistematicamente la norma di legge sulla prorogatio, che limita a 45 giorni la possibile permanenza di una carica dello Stato e di un ente pubblico alla cui nomina concorre il governo, dopo la scadenza del periodo di vita dell’organo prevista dalla legge o da uno statuto (per quanto ci riguarda, la l. 29 maggio 1954, n. 340 e lo Statuto dell’AeCI fortunatamente ancora vigente).

Il limite di 45 giorni è posto dalla l. 16 maggio 1994, n. 293, che sanziona con la nullità tutti gli atti emanati da quell’organo durante la prorogatio senza carattere di urgenza o di ordinarietà e dopo la prorogatio visto che il titolare dell’organo è da intendersi assente. Il senatore, viceversa, ha preferito restare in carica per un anno.

Una seconda illegittimità, molto più grave perché riguarda la sostanza dell’esercizio di un potere di un organo pubblico è stata realizzata dal suddetto commissario Leoni. Egli ha ricevuto un termine di sei mesi per adeguare lo Statuto alla legge che prevede la riduzione del numero di componenti degli organi collegiali e dei centri di spesa di tutti gli enti pubblici vigilati dai singoli ministeri: viceversa, in quei primi sei mesi non è riuscito se non ad alimentare dissensi in tutti coloro che non avrebbero dovuto esser pretermessi nelle scelte fondative del futuro dell’ente.

Ovviamente, è stato confermato nella carica di commissario straordinario un mese dopo la scadenza del termine semestrale del 17 giugno, con decreto del Ministero vigilante, che è quello delle infrastrutture e dei trasporti, del 18 luglio 2011 n. 276

Ancora più grave è che il nuovo tempo concesso sia stato di ben sei mesi, quasi che i termini voluti dalla legge e dal regolamento governativo n. 188 del 5 ottobre 2010 dettato per il “riordino degli enti vigilati dal Ministero delle infrastrutture e  dei trasporti” fossero stati fissati per gioco (c’è una ricca giurisprudenza del Consiglio di Stato che esclude la legittimità delle conferme dei commissari straordinari se non in casi di accertata urgenza assoluta e grave pericolo per l’interesse pubblico).

Ma, al termine di questi secondi sei mesi, il nostro senatore non aveva ancora concluso un bel niente, pur dovendo semplicemente occuparsi di due o tre articoli dello Statuto da aggiornare e di convocare l’assemblea degli iscritti alla AeroClub d’Italia, formata secondo le norme che non avrebbe mai potuto modificare, contenute nel precedente Statuto.

Per questo, il decreto ministeriale del 16 gennaio 2012, che, pur tempestivo e limitato a soli tre mesi, ha confermato lo stesso commissario con lo stesso piccolissimo incarico, ha stupito tutto il popolo dell’AeroClub d’Italia.

Senonché, alla scadenza del 16 aprile 2012, il commissario straordinario aveva sì presentato -in marzo- uno Statuto con qualche firma di trasmissione da parte di uffici governativi non ben identificati nella loro competenza (e su ciò è stata chiesta, e forse già avviata, un’opportuna inchiesta amministrativa, che è rilevante se si tiene presente che per chiedere un parere al Consiglio di Stato il Governo può rivolgersi soltanto attraverso atti del ministro o del direttore generale competente, atti che nel caso di specie mancavano del tutto, a quanto pare): ma si è trattato di un testo integralmente nuovo, che non mette conto commentare perché può meglio essere definito con il solo aggettivo di presidenziale e che incentra le sue novità nella soppressione delle federazioni democraticamente presiedute da loro esponenti eletti (ma, come è noto, entrate in contrasto con il presidente nel suo primo periodo), creazione piuttosto che abolizione di un ulteriore centro di spesa e devoluzione al presidente dei poteri tanto di proposta che di approvazione della programmazione dell’attività dell’ente.

La Sezione consultiva del Consiglio di Stato ha ritenuto di elencare alcune incomprensibili discrasie contenute nello Statuto nuovo, rinviandolo per il dovuto riesame. Tuttavia, il supremo consesso amministrativo non è entrato nel merito dello Statuto, neanche in tema di carenza del potere che il commissario ha esercitato sostituendosi all’assemblea per l’approvazione di un vero e proprio nuovo Statuto dell’ente, piuttosto che operare quelle limitatissime modificazioni di recepimento del citato Regolamento ministeriale tendente al risparmio della spesa pubblica.

Mentre il Consiglio di Stato era in attesa della nuova stesura dello Statuto, il termine trimestrale di vigenza della carica di commissario straordinario è scaduto il 16 aprile.

Purtroppo, con decreto 17 aprile il sen. Leoni è stato nominato per la quinta volta al vertice dell’ente, come nelle precedenti occasioni e a questo punto tutto il popolo del volo è insorto: in Parlamento, con una documentata richiesta di spiegazioni da parte dell’on. Raisi sulle circostanze che hanno indotto il Ministero a prorogare, senza neanche tutti concerti necessari (manca proprio quello, essenziale, della direzione politica e amministrativa dello sport italiano), inoltre con vari esposti e proteste, sempre con la precisa richiesta di ottenere le dimissioni del commissario, perché lo Statuto da lui preparato nulla ha a che fare con un compito commissariale.

L’insoddisfazione del popolo del volo, ovviamente, si sofferma su una serie non breve di particolari performance del suddetto vertice dell’AeroClub d’Italia nel non breve periodo nel quale, secondo l’opinione comune, avrebbe danneggiato, e non governato, l’ente associativo sportivo di antica e prestigiosa origine che è stato improvvisamente da lui denominato ente culturale nel progetto di Statuto presentato abusivamente al Consiglio di Stato. “Culturale” perché, se questa qualifica fosse stata riconosciuta definitivamente, il sen. Leoni avrebbe potuto presiedere l’ente in futuro: infatti, in quanto parlamentare, del tutto illegittimamente è stato nominato presidente dell’ente pubblico, carica che la legge consente di ricoprire ai parlamentari solo nel caso di enti culturali.

Ma l’arch. Leoni è abituato a superare tutti gli ostacoli: c’è un’incompatibilità? Bè, basta definire l’ente come “culturale” per garantire la presidenza più legittima di questo mondo.

Nelle condizioni appena sommariamente riassunte non c’è che da sperare che l’arch. Leoni maturi la convinzione dell’opportunità delle sue dimissioni.

Vincenzo Caputi Iambrenghi

Info newaeci
appassionati di volo

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