Leoni d’oro alla carriera di Giuseppe Braga

L’ editoriale di Volare

La gag da fine Prima Repubblica che il più volte commissario e presidente dell’Aero Club d’Italia, senatore Giuseppe Leoni, e il consigliere di amministrazione Enac, avvocato Andrea Corte, hanno messo in scena a beneficio della trasmissione televisiva Le Iene è talmente ben recitata che, se non fossimo sicuri che si tratta di una burla, diremmo che è vera. Non conosciamo il nome dell’autore di questa piccola, feroce sceneggiatura: ma deve essere uno scrittore di vaglia. Infatti, nel descrivere i vizi e le miserie del nostro Paese e soprattutto dei bipedi che lo abitano, egli ha ben presente la lezione di Ennio Flaiano, Mario Monicelli, Ettore Scola, Dino Risi. E che dire delle qualità attoriali dei due protagonisti? Come non ricordare nella tonitruante recitazione di Corte il miglior Vittorio Gassman, come non ravvisare un’espressività prossima ad Alberto Sordi negli sguardi cerei di Leoni?Ricordiamo, per i pochi che non hanno visto la puntata de Le Iene andata in onda su Canale 5 il 22 marzo, i sommi capi della trama. La “iena” Luigi Pelazza si mette sulle tracce di Leoni. Il motivo è che, secondo alcuni documenti in sua mano, l’AeCIavrebbe saldato un debito dell’aeroclub Torino nei confronti della Fai (la Federazione aeronautica internazionale, massimo organo per le attività sportive). L’avrebbe pagato moltiplicando l’importo dellatassa di iscrizione annuale alla federazione: 95 mila franchi svizzeri, invece di 18 mila: denaro pubblico, mentre l’aeroclub Torino pubblico non è.

Il secondo motivo è un altro documento, il pagamento di oltre 9 mila euro di oneri e parcelle (più altri 6 mila stanziati per il ricorso in appello), ascritto sempre all’AeCI, per una causa per diffamazione che Leoni avrebbe intentato (e perduto) come privato cittadino, secondo la sentenza esibita in video da Pelazza.
Pelazza ha i suoi bei problemi, perché fermare Leoni non è facile: lo avvicina tre volte, ma egli (due volte a cavallo di una Vespa rossa, una volta in auto, all’ingresso dell’aeroporto di Centocelle) riesce sempre a disimpegnarsi e a scomparire.La tenacia delle Iene è nota a tutti, ma forse non a Leoni, che infatti si fa uccellare poco tempo dopo, a pranzo in un ristorante del centro (come non ricordare Un americano a Roma? “Maccarone, m’hai provocato, e io ti distruggo adesso maccarone”) insieme con l’avvocato Corte – che, fra l’altro, è il suo avvocato – e una terza persona mai inquadrata. La sorpresa nel veder entrare l’orda televisiva è un piccolo capolavoro di critica sociale, l’ottava musa bacia attori e comprimari: Leoni, interpretando l’arroganza decadente di chi, pur braccato, resta convinto della sua irraggiungibilità istituzionale, quando vede microfoni e obbiettivi fa l’ “occhio della madre” della Corazzata Potemkin, celebrato da Paolo Villaggio nell’insuperato Il secondo tragico Fantozzi.Il ritmo si fa serrato: Pelazza incalza chiedendo lumi sulle due vicende, Leoni annuisce, balbetta, va in palla: non ricorda quanti sono i tesserati dell’ente da lui ripetutamente guidato, guarda ovunque tranne l’interlocutore, dice di chiedere tutto all’aeroclub di Torino, infine secerne a bocca quasi chiusa una frase che è un intero programma politico: “Per avere le gare sportive in Italia bisogna contare, nel bureau della Fai, e più paghi più conti”.Se tutto questo non fosse un copione, ci dovremmo chiedere che organismo criminale sarà mai la Fai, per taglieggiare senza pietà i Paesi membri; e di rimando la Fai dovrebbe chiedere a Leoni che diavolo dice quando apre la bocca. Ma ovviamente, è – deve essere – tutta una finta.

A questo punto Pelazza stringe i tempi dell’azione, Leoni è più Sordi che mai, guarda in direzione di Corte, il quale alza il dito dell’autorevolezza forense (c’è un’ampia filmografia su questo gesto, che trapela un istante dall’angolo della telecamera. Ma anche Gassman in Brancaleone…) e gli consiglia indignato di non rispondere, mentre a Pelazza chiarisce che “non ha obbligo giuridico di rispondere”. Leoni-Sordi afferra il salvagente: “L’avvocato mi ha detto di non rispondere, e io non rispondo”. Né la confusione alla cassa al momento del conto, né la fuga a passo svelto una volta all’esterno fermano la Iena. Dapprima in silenzio, l’avvocato Corte- Gassman, mentre il passo di tutti accelera alla Ridolini, all’improvviso cambia strategia: “Non potete continuare a rompere i coglioni, non ha il dovere di parlare con voi, siete soltanto dei rompicoglioni”. Roma, città davvero aperta, a tutto. La scena si interrompe quando, trafelati, i due si imbucano in un androne. Fine.

Che pezzo d’autore, che interpretazione. Da indurci a riflettere. Pensate infatti se, invece che un ottimo film, fosse stato tutto vero: non che Leoni ha fatto le cose di cui è accusato dalle Iene – a stabilire la verità, se la magistratura ritenesse di acquisire i documenti, penserebbe il tribunale. Intendo, pensate se fosse vero, e non un film, che il commissario-presidente dell’AeCI, senatore della Repubblica, e un avvocato di grido, unico pilota nel consiglio di amministrazione di Enac, uomini decisivi (o che aspirano a esserlo) per l’aviazione, invece di far salire gentilmente in ufficio la Iena e rispondere educatamente alle domande, sono fuggiti imprecando come due falsi guaritori smascherati. Allora sarebbe vero, e non una sceneggiatura, che con il loro comportamento hanno gettato nuovo discredito su una categoria già vessata e che discredito non merita. Pensate se non fosse un film, il fatto che l’avvocato fa peggio dell’ “accusato”: prima invitandolo a non rispondere, come se fosse alla polizia, poi accodandosi alla fuga del suo “assistito” indirizzando volgarità a chi (tutti i protagonisti sono personaggi pubblici in un luogo pubblico) li sta incalzando di domande.

Se fosse tutto vero, io, da pilota e da giornalista, ma anche solo da cittadino, quei due a guidare i “miei” enti aeronautici, per di più in un periodo così difficile, non ce li vorrei. Non li vorrei neanche seduti a sinistra in aereo, neanche a piedi, altroché.Ma per fortuna è stato solo un film, quel che abbiamo visto non è vero. Vero, che non è vero?

Info newaeci
appassionati di volo

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