L’editoriale…

 

L’editoriale di Febbraio

 

SU VOLO SPORTIVO DI FEBBRAIO

L’Italia affonda?
Facciamola volare

 

Il naufragio della Costa Concordia ha monopolizzato l’inizio d’anno in maniera quasi morbosa: milioni di lettori e telespettatori si sono scoperti improvvisamente tutti capitani di lungo corso, spiegando in dotte disquisizioni da bar questioni di inerzia delle grosse navi in manovra, andamento delle batimetriche sui fondali del Giglio e sonar (si, proprio “sonar”, l’ultima volta che avevo sentito pronunciare questa parola era – mi pare – nel film “Caccia a ottobre rosso”). Il naufragio, però, al di là del bombardamento mediatico su un evento tragico ed eccezionale (alla fine causato da un volgare errore umano, quanti ve ne sono ovunque, tutti i giorni e in qualsiasi campo) è stato trasformato dai media in rappresentazione simbolica del Paese Italia di oggi, che sta affondando a causa di una “direzione” e di una “condotta” da troppi anni irresponsabile, e che proprio per questo può essere salvata solo dall’intervento di terzi di valore e al di sopra delle parti. Una semplificazione ad effetto e un po’ sciatta nella quale, comunque, gran parte della gente comune si è ritrovata. Io, pur non essendo d’accordo su questo paragone (è il sistema Euro/Europa nel suo complesso che sta affondando per mancanza di una condotta professionale), mi metto dalla parte del sentire comune e provo a immaginare cosa si possa fare nel mondo del volo per evitare di affondare definitivamente. Tre cose, chiare e semplici.

1 – Avere tutti una sola voce comune, che faccia proposte mediate e condivise, che rappresenti non tante piccole botteghe e parrocchie, ma l’intera base del mondo del volo che può fare massa critica solo se si superano i personalismi, le smanie di protagonismo e le sconfortanti ingenuità di alcuni. Si può fare, e la riunione tenutasi a Milano a metà gennaio lo dimostra: senza annunci roboanti si sono ritrovati attorno a un tavolo le riviste di settore, le federazioni, le associazioni e gli operatori tecnici per affrontare insieme la questione della tassazione degli aeromobili e arrivare a un documento condiviso che proponga al governo pochi punti chiari e sostenibili, affinché il mondo del volo possa fare la sua parte con reale equità, tutelando però le fasce basse del volo per passione e lo stesso patrimonio storico. Se questo dialogo allargato si estende ai tutti i problemi del mondo del volo le cose possono davvero cambiare

2 – Far sapere finalmente e con chiarezza cosa è realmente il mondo del volo, utilizzando tutti i canali che oggi ci bombardano di notizie farlocche e di ignobili semplificazioni, facendo passare i messaggi della passione, della mobilità personale, del turismo aereo dei piloti europei che devono continuare a venire in Italia, dell’attività sportiva e dei rifessi occupazionali. Se lo si fa con una voce unica e rappresentativa, anche i media generalisti e nazionali non potranno che far finalmente passare questo messaggio, mentre oggi chi vola con un aereo da turismo di 40 anni che vale quanto una Fiat Croma usata è considerato un ricco evasore e rischia di essere messo in condizione di dover rinunciare alla sua passione

3 – Cambiare le persone. Qui il paragone con la Costa Concordia è calzante. Non parliamo di inettitudine, parliamo proprio di errori. Chi sbaglia e chi amministra male se ne deve andare a casa, e deve essere la base, nel rispetto delle leggi e della legalità, a decidere da chi essere guidata. Mi limito ai fatti che ho denunciato proprio da queste pagine e che hanno trasformato gli editoriali di Volo Sportivo in interrogazioni parlamentari sulla recente gestione dell’Aero Club d’Italia. Su quanto ho scritto da AeCI non è arrivata ad oggi una sola riga di chiarimento, né una richiesta di smentita, ma nonostante tutto a metà Gennaio Giuseppe Leoni è stato riconfermato per altri tre mesi Commissario Straordinario dell’Ente, e per altri tre mesi potrà da Commissario fare tutto ciò che un Presidente non potrebbe mai fare. E dire che uno Statuto in AeCI ancora c’è, anche se è stato platealmente calpestato non facendo mai riunire in due anni un Consiglio Federale legalmente eletto, mentre il nuovo statuto messo a punto in questi infiniti mesi di commissariamento, mesi di parecchie decine di migliaia di euro spesi in comici, orologi di lusso mai arrivati al destinatario e orecchini per signore, così come è stato proposto non poteva essere approvato essendo in contrasto con il decreto “Brunetta”. Io non sono contro AeCI, anzi: voglio un Aero Club d’Italia che torni a essere l’ente che promuove il volo, che spende i suoi soldi per fare attività sportiva e per far volare i giovani, un AeCI del quale essere orgoglioso, nel quale riconoscermi, così come lo vogliono migliaia di altri piloti e appassionati italiani.

Non molliamo, facciamolo sapere che le cose devono cambiare, se davvero vogliamo che cambino. L’Italia affonda? Noi, facciamola volare.

Info newaeci
appassionati di volo

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