Sprechi ad alta quota dal sito de L’Espresso

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lega-sprechi-ad-alta-quota/2168332/1111/1

Lega, sprechi ad alta quota

di Riccardo Bianchi

 

Più di 170 mila euro di soldi pubblici per celebrare il centenario dell’Aeroclub d’Italia. Altri 76 mila per un galà. Mentre decollano poltrone, compensi e rimborsi. Così il senatore del Carroccio Giuseppe Leoni è diventato il recordman degli sperperi.

Per un centenario bisogna fare le cose in grande e il senatore leghista Giuseppe Leoni non è uno che lesina. Senza badare a spese ha affittato il Circo Massimo per la festa dei cento anni dell’Aeroclub d’Italia, la motorizzazione del volo, di cui è stato nominato commissario straordinario durante il governo Berlusconi. Costo per la sola location: 30 mila euro. E poco importa che in uno spazio che può contenere due milioni di persone ce ne fossero meno di mille. Conto totale: ben 170 mila euro, senza contare l’allestimento del palco, di cui 36 mila per i comici invitati, cinquemila di fuochi pirotecnici, cinquemila tra luci ed equipaggi delle mongolfiere che ha fatto atterrare, duemila di tagliacarte in metallo da regalare agli ospiti.

Sullo stile di Leoni, l’Espresso aveva già pubblicato questa inchiesta che tuttavia non ha evidentemente fermato il Barone Verde, che continua a spendere con disinvoltura i soldi pubblici, essendo l’Aeci un ente pubblico. E dalle tasse dei cittadini sono arrivati anche i fondi con cui è stato pagato un altro evento importantissimo, il gran galà del volo. Quest’anno la cifra finale ha superato i 76 mila euro, di cui 36 mila per pagare l’esibizione di Max Giusti, altro comico, 19 mila di buffet, 14 mila di gadget da donare, 1.250 euro di orecchini d’argento per le signore invitate e pure un orologio Breitling della modica somma di 3.700 euro, un regalino per l’attore e doppiatore Luca Ward, quello che nel film ‘Il Gladiatore’ pronuncia la celebre frase: «Al mio tre, scatenate l’inferno». Contatto dall’Espresso, Ward è cascato dalle nuvole: «Di regalini ne ricevo tanti, però questo è molto costoso, strano che non me lo ricordi. So solo che hanno insistito in tanti perché partecipassi al Galà, si è mosso pure il consiglio superiore della Difesa»

Dopo la caduta del governo Berlusconi, e la partenza dalle poltrone che contano di colui che l’aveva sostenuto mentre prendeva il volo verso lo scranno più alto dell’ente, il gran capo Umberto Bossi, Leoni ora ha paura di dover riatterrare. Il suo mandato da commissario scade il 17 dicembre, e al ministero dei Trasporti raccontano di averlo spesso visto girare in quegli uffici, nel tentativo di farsi approvare il nuovo statuto dell’Aeroclub d’Italia. Ciò gli consentirebbe di rimanere aggrappato alla sedia; non solo passano da due a tre le possibili rielezioni di un presidente, e casualmente Leoni ne ha già svolti due (senza contare il commissariamento), ma prevede regole più rigide per gli aeroclub federati e per chi vuole avere cariche nell’Aeci, che dovrà avere la tessera della Federazione Aeronautica Internazionale (costosa e prevista oggi solo per gli atleti) e pure lavorare in un ambito diverso dal volo. In più il presidente avrà diritto di veto quasi su tutto e potrà sanzionare gli iscritti di sua spontanea volontà. Una chiusura a riccio, che rischia di rendere l’aviazione (e non si parla di jet, ma di gente che vola con il proprio deltaplano, elicottero o ultraleggero), una cosa per pochi ristretti, nonostante oggi un piccolo velivolo biposto costi meno di un suv.

Dentro lo statuto non poteva mancare un aumento delle spese. In realtà, quando è stato nominato commissario, Leoni aveva come compito quello di tagliare le poltrone e far così diminuire i costi. Con la cura del Barone, invece, aumentano le commissioni interne all’Aeci e con loro i rimborsi spesa per i membri, che salgono di 65 unità. Pensare che nel 2004 furono tagliate 27 sedie, perché in sovrannumero, e adesso ritornano e triplicano grazie all’intervento del parsimonioso padano.

Inoltre la creazione di tre nuovi centri di responsabilità amministrativa porta con sé 3 nuovi dirigenti, che dovrebbero costare almeno 35mila euro l’anno l’uno, solo di stipendi e senza la tredicesima. Resteranno sul bilancio Aeci il direttore generale, che oggi è un fedelissimo di Leoni, il generale Carlo Landi, che a fine anno riceve 140 mila euro tra salario e indennità, oltre al misterioso compenso del Barone stesso. Perché quando ricopriva il ruolo di presidente eletto non percepiva neppure un euro, ma da quando è stato nominato commissario ha diritto anche a uno stipendio. Nessuno, però, neppure al Ministero dei Trasporti, riesce a trovare il decreto con cui è stata decisa la cifra.

Il rumore delle strane decisioni del Barone è arrivato anche tra i banchi del Parlamento, dove da destra a sinistra sono volate interrogazioni sulle sue iniziative. Prima i radicali, hanno chiesto spiegazioni sulla questione del centenario e dell’orologio a Ward. Adesso ad interessare l’onorevole Enzo Raisi di Fli è l’aumento della tassa di iscrizione alla Fai. L’Italia ha infatti 3mila iscritti con tessera Fai, però dal 2010 ha deciso passare dal livello 3 al livello 1, dichiarando di avere oltre 200mila iscritti, ma soprattutto facendo lievitare la sua quota di affiliazione da 35mila euro all’anno a 75mila per tre anni, cioè 215mila euro totali. «Ma così contiamo di più», ha spiegato il delegato italiano. Però con i soldi pubblici.

Info newaeci
appassionati di volo

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