L’Espresso 2 agosto 2011

Lega, le mani sugli aerei

di Riccardo Bianchi

Gli apparecchi dell’Aeroclub d’Italia, pagati con i soldi pubblici,  sono stati battezzati con i nomi di Bossi, Calderoli e Maroni.  Un’idea del senatore ‘padano’ Giuseppe Leoni, feudatario  incontrastato della motorizzazione del volo

Umberto Bossi non ha trasvolato l’oceano come Italo Balbo, ma come il ministro fascista aveva un aereo a suo nome. La matricola era I-Umbe, un omaggio del senatore leghista Giuseppe Leoni, che dal 2002 guida l’Aeroclub d’Italia, la grande e ricca associazione degli appassionati di volo che pilota facendo rotta sul Nord.

Oggi di quella flotta padana, restano ancora l’I-Rmar in omaggio a Roberto Maroni, l’I-Cald dedicato a Roberto Calderoli, l’I-Gitr in tributo a Giulio Tremonti, e altri velivoli intitolati a ministri ed esponenti dell’attuale maggioranza, compreso un I-Noel, ossia Leoni al contrario. Una pattuglia verde padania, pagata con denaro pubblico dal dicastero di Altero Matteoli, sindaco di quella Orbetello da cui decollavano i trasvolatori atlantici del Duce. Ben 18 monoplani acquistati nel 2010 dall’Aeroclub grazie a un finanziamento ministeriale, per essere poi girati agli aeroclub della penisola. Al mensile Volare il senatore ha risposto : “Abbiamo usato i nomi di quelli che i soldi ce li hanno dati. Se ci sono piloti a cui non va bene, che vadano su altri aerei”. E poco importa che a marzo alcuni fossero ancora fermi, perché nessuna struttura li voleva, preferendo i più economici ultraleggeri che in tempi di caro benzina hanno motori meno assetati.

Il parlamentare di Gallarate, patria di Macchi ed Agusta, nel 1995 presentò un disegno di legge per abolire l’Aeroclub d’Italia, giudicato “un ente inutile”. Ma poi deve aver rinunciato alla picchiata quando ha capito che poteva riprendere quota. Leoni è alla guida del regno dei cieli dal 2002, prima come commissario straordinario, poi come presidente eletto, poi di nuovo come commissario. L’Aeroclub d’Italia, in teoria, è un ente di diritto pubblico a cui si associano club aviatori e associazioni delle varie città e che dovrebbe occuparsi di sviluppo dello sport aereo, immatricolazione degli ultraleggeri e formazione dei piloti. Una motorizzazione del volo, che tiene registri e dà brevetti trasformata nel feudo del senatore, nonostante ci sia una norma che vieta ai politici di dirigere un ente pubblico.

A giugno sono scaduti i sei mesi del commissariamento, durante i quali doveva essere redatto un nuovo statuto e eletto un nuovo consiglio federale. Il consiglio non c’è, lo statuto è pronto da marzo, ma Leoni non l’ha mai approvato. Lui è un leghista duro e puro, che si è subito schierato con Bossi dalle origini e alla burocrazia romana dà poco peso. Ma negli hangar di tutta Italia ci sono nugoli di piloti che sognano solo di tagliargli le ali: appena si è saputo che Matteoli gli avrebbe rinnovato la carica per un altro semestre, è partita una petizione on line chiedendo di lasciarlo a terra: tutto inutile, perché il 18 luglio il senatore verde è stato riconfermato. E ha risposto all’ammutinamento dei suoi stormi con lettere e punizioni. L’ultima nei confronti del team captain della nazionale juniores di volo a vela, Gianni Spreafico: reo di aver firmato la petizione, è stato esonerato dalla squadriglia azzurra degli alianti. Leoni ha avuto parole da Top Gun: “Se lui non si fida più di me, neanche io mi fido di lui”.

Il parlamentare non è nuovo a raid degni di uno Stukas. Nel 2003 annunciò che la scuola nazionale di elicotteri sarebbe stata spostata da Lugo di Romagna a Milano. Una scelta sacrilega per gli appassionati della cloche. Lugo è il paese di Francesco Baracca, l’unico asso italiano famoso nel mondo, l’inventore del Cavallino rampante adottato da Enzo Ferrari, un mito di poco inferiore al Barone Rosso. In terra di Romagna, però, certo perfetta per imparare a volare, senza nebbia e con tanta pianura, ma dove domina la sinistra: vuoi mettere addestrarsi nella nebbia del congestionato spazio aereo meneghino? Alla sollevazione popolare, il senatore rispose mandando gli ispettori: “Dissero che c’erano irregolarità, l’aeroclub fu commissariato e gli elicotteri portati via”, racconta Enrico Spazzoli, che al tempo era il presidente e che poi ricorrerà contro il commissariamento, ottenendo ragione dal Consiglio di Stato. Così per anni gli elicotteri restano fermi, inutilizzati, mentre il personale viene licenziato. Alla fine i mezzi sono stati spostati in un hangar di Sarzana ad arrugginire mentre la Corte dei Conti chiedeva spiegazioni sullo spreco. Ricorda il romagnolo Spazzoli: “Due gare per aggiudicarli andarono deserte, Leoni ci chiese di riprenderli dicendo “è ora che Lugo mi tolga questo dito dal culo””. Ormai però gli elicotteri hanno poco da insegnare: senza manutenzioni, i velivoli pagati dallo Stato 120 mila euro l’uno sono ridotti così male che per farli decollare servirebbero lavori per 90 mila euro ad esemplare. E gli eredi di Baracca hanno preferito comprarne di nuovi, a spese loro.

Un altro blitz di Leoni ha raso al suolo l’aeroclub dell’Aquila, commissariato sempre nel 2003 e sempre a seguito di un’ispezione. Leoni nomina un commissario di fiducia, ma per il club si mette male: l’amministratore non paga le rate del mutuo acceso con il Credito Sportivo per rinnovare la flotta e l’ente si prende i monomotori ipotecati. Ben venti aerei su 28 sono stati messi all’asta o venduti. Nel 2006 il Comune toglie la gestione dell’aeroporto all’aeroclub commissariato dopo numerosi screzi e gli chiede di andarsene dalla pista abruzzese. Serviranno i poliziotti in tenuta antisommossa per sfrattarlo nel 2009 e, adesso, il municipio vuole oltre 3 milioni di euro di arretrati per occupazione di suolo pubblico. Una fine ingloriosa per il centro che sfornava più brevetti di tutta Italia. L’ex presidente Corrado Ruggeri è convinto che il commissariamento abruzzese sia stata una ritorsione: “Hanno presentato 18 esposti contro di me, tutti finiti con archiviazioni o assoluzioni. Leoni voleva vendicarsi, perché nelle elezioni del 1994 per la presidenza nazionale ero schierato contro il suo candidato”. Il senatore, interpellato da “l’Espresso”, non ha voluto rispondere e rimanda al carteggio ufficiale.

Leoni s’è fatto sentire anche nello sport. Senza far sapere niente a nessuno, ha comunicato al Coni che le federazioni affiliate ai suoi aeroclub non svolgevano più attività sportiva, e il Coni le ha cancellate dal registro speciale. Poi ha modificato il regolamento, impedendo alle Federazioni di organizzare gare, riservandole ai soli aeroclub. Quindi ha alzato le tariffe per il primo anno da 500 a circa 4600 euro. E ha costretto gli atleti a dotarsi di brevetto della Federazione aeronautica internazionale, che costa circa 700-950 euro all’anno, scoraggiando molte associazioni che vivono di volontariato. Non stiamo parlando di jet di lusso, ma alianti, ultraleggeri e monoplani che costano meno di un’automobile. Ma al leghista dei cieli forse non piace chi vola low cost

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